La Berkshire Hathaway di Warren Buffett ha comunicato la quinta caduta di profitto consecutiva dovuta alle perdite sugli investimenti in derivati legati al mercato dei titoli azionari. Bullett ha costruito la Berkshire in circa quarant’anni con dozzine di acquisizioni, acquistando aziende che producono caramelle, vendono gelato o affittano jets aziendali. L’azienda ha sempre ottenuto metà dei suoi profitti dalle operazioni assicurative che secondo Buffett sono attrattive perchè offrono un modello di business simile ai contratti derivati per cui egli può investire i premi degli assicurati fino a quando si richiede il pagamento di un indennizzo. Le quote della Berkshire sono cadute del 44% l’anno scorso dal momento che i titoli delle maggiori società del gruppo sono calati e le perdite sui derivati sono aumentate. Buffett ha dichiarato nella lettera annuale che accompagna i risultati di fine anno inviata agli azionisti che la sua aspettativa, anche se non sicura, è quella di chiudere in pareggio.
Lo scorso Settembre i contratti derivati sono stati venduti a compratori anonimi per un totale di quasi 5 miliardi di dollari. Secondo gli accordi, la Berkshire pagherà solo se, in determinate date definite a partire dal 2019, quattro indici di mercato saranno al di sotto di un livello che è stato definito critico all’interno dei contratti.
Il Primo Ministro ungherese, Ferenc Gyurcsany, ha chiesto all’Europa di predisporre un pacchetto di almeno 180 miliardi di euro per aiutare le economie dell’Est europeo. La proposta, insieme a un impegno di 25 milioni di euro della Banca Mondiale e di altre due organizzazioni internazionali, ha spinto subito al rialzo la moneta e i titoli della regione.
La crisi globale del credito che ha lasciato le banche con più di 2 trilioni di perdite e svalutazioni sta avendo forti ripercussioni proprio su queste economie emergenti dal momento che la domanda per le loro esportazioni è collassata e gli investimenti sono svaniti. L’Ungheria, l’Ucraina, la Lettonia, la Serbia e la Bielorussia hanno bisogno di un salvataggio finanziario internazionale per evitare il rischio di default e quindi di non poter far fronte ai propri debiti a breve termine. Gyurcsany ha intenzione di presentare, il prossimo 1 Marzo a Bruxelles, il proprio piano che prevederà finanziamenti a breve temrine per i governi, ristrutturazione coordinata del debito privato, la ricapitalizzazione delle banche e la liquidità per le imprese in almeno 12 paesi dell’Est europeo.
La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) dovrà partecipare attivamente a tali misure dato che in questo momento è necessario ricordareil livello di prosperità e di benefici reciproci che sono stati ottenuti con la crescente integrazione degli ultimi anni.
La UBS, il gigante finanziario svizzero, Ha trovato un piccolo pezzo di paradiso a Porto Rico. Nel 2007, infatti, la UBS Financial Services di Porto Rico, società controllata dalla UBS di Zurigo, è diventata la consulente finanziaria del Sistema Pensionistico di queste isole caraibiche che fornisce pensioni a 278.000 lavoratori governativi e pensionati. Nel 2008 la UBS ha preso il comando dopo che il fondo ha venduto quasi 3 miliardi di dollari in obbligazioni pensionistiche, producendo 27 milioni di dollari in onorari sia per la stessa Banca che per tutti i suoi co-sottoscrittori. Tali obbligazioni, appoggiate dai contributi al fondo da parte del futuro governo, erano state valutate appena sopra al titolo spazzatura (titolo emesso da società che hanno un triplo B nelle valutazioni di rating e che ha un elevato rischio di default) definito da Moody’s, Standard e Poor’s e Fitch Ratings.
I fondi comuni gestiti dalla UBS hanno caratteristiche peculiari poichè sono il frutto di politiche di investimento che secondo alcuni giuristi porterebbero a gravi problemi di conflitti di interessi. Un esempio: un gestore di fondi della UBS ha comprato 1,5 miliardi di dollari di titoli che ha ripartito tra 20 fondi comuni della UBS che vende a fronte di anticipi e parcelle annuali.
Il Presidente della UBS a Porto Rico, Miguel Ferrer, ha tenuto a sottolineare che la sua azienda non sta facendo nulla di improprio, che non ci sono conflitti di interesse e che ogni investimento fatto risponde a tutte le regole finanziarie necessarie.
Gli analisti americani non sono affatto ottimisti sulla questione Citigroup poichè ritengono che l’ulteriore tentativo di salvataggio da parte del governo americano non arresterà il flusso di perdite della compagnia bancaria che continuerà a richiedere moneta nei mesi a venire. In effetti la decisione presa ieri di convertire una gran parte delle azioni privilegiate in ordinarie, apportando un taglio alle spese relative ai dividendi, non ha per il momento fornito nuova moneta alla Banca.
Richard Ramsden, direttore dell’area analisi della Goldman Sachs Group, ha raccomandato gli investitori di evitare le quote Citigroup perchè c’è ancora poca chiarezza sul fatto che le decisioni di ieri siano l’ultima fase di una ristrutturazione del capitale. Se fosse così, infatti, il capitale netto esistente potrebbe essere ulteriormente indebolito nei mesi futuri.
C’è anche molto scetticismo fra gli esponenti politici che, consapevoli degli immani sforzi fatti sia dall’amministrazione odierna che passata, possono solo sperare che questa manovra sia quella giusta per poter rimettere in piedi il grande colosso bancario americano.
I rendimenti dei Cct continuano a scendere. L’undicesima tranche dei titoli con scedenza primo settembre 2015, andarain asta ieri ha registrato un ribasso che ha portato il rendimenti ai minimi da novembre 2005. La richiesta invece aumenta: contro il miliardo a disposizione la domanda ha toccato quota 4 miliardi, segno che l’investimento fa ancora gola a molti nonostante i ribassi. Buone notizie invece per i Btp a 3 anni che dopo una lunga flessione hanno registrato un primo accenno di risalita riportandosi ai ivelli del dicembre scorso. Ma vediamo nel dettaglio i parametri di tutti i titoli di stato messi all’asta:
Cct settembre 2015
Importo richiesto: 1.444 mln
Importo assegnato: 942 mln
Rendimento lordo: scende a 2,38% dal precedente 2,67%
Regolamento: 2/3/2009
Btp 3 anni
Prima tranche del Btp con scadenza primo marzo 201
Cedola al 3%
Importo richiesto: 5,8297mld
Importo assegnato: 5,000 mld
Rendimento lordo: sale al 2,94% dal precedent 2,80%
Regolamento 2/3/2009
Cct con scadenza 1/7/201
Importo richiesto: 1,036 mld
Importo assegnato: 607 mln
Rendimento lordo: 2,29%
Regolamento: 2/3/2009
Dopo il grande scandalo Madoff, grande cautela tra gli investitori ed economisti americani per i fondi comuni di investimento in cui vengono presentate strategie neutrali al mercato che porterebbero a rendimenti assoluti. La Morningstar a Chigago, che pubblica i dati sui fondi, ne ha elencati almeno 28 con tali caratteristiche. A Gennaio, infatti, la Putnam Investimenti di Boston ha presentato quattro fondi a rendimenti assoluti per gli investitori retail; la Goldaman Sachs ha iniziato lo scorso Maggio e la Natixis Funds ad Ottobre. Tutte queste società hanno offerto agli investitori spaventati soluzioni poco realistiche: investimenti a basso rischio che porterebbero a rendimenti molto attraenti.
I fondi neutrali al mercato tipicamente acquisiscono posizioni lunghe (si acquistano quote allo scoperto) in titoli, bilanciate da posizioni corte (si vendono quote allo scoperto) all’incirca per lo stesso valore. Sia in un mercato in crescita che in declino, i managers cercano di guadagnare con rendimenti che eccedono il tasso dei Buoni del Tesoro. Oltre a posizioni lunghe/corte, tali fondi potrebbero detenere quote relative a merci, monete, investimenti internazionali, beni immobili, futures. I fondi con tali caratteristiche promettono rendimenti che non possono essere garantiti; la Morningstar è, infatti, del parere che sia i Buoni del Tesoro che i fondi con obbligazioni a breve termine abbiano delle performance migliori in un periodo di 1,3,5 anni.
In un comunicato stampa di questa mattina la UBS, la più grande banca svizzera, ha informato il mondo finanziario della nomina dell’ex amministratore delegato della Credit Suisse, Oswald Gruebel, a nuovo direttore. Gruebel va a sostituire il dimissionario Marcel Rohner con la speranza di poter riportare la fiducia tra gli investitori, consumata dalle perdite record e dalla battaglia legale iniziata con gli USA. La scorsa settimana, infatti, il fisco statunitense ha presentato un’azione legale alla UBS per costringerla a violare la legge sulla privacy finanziaria e ottenere i nominativi di americani indagati per frode fiscale.
Secondo Gruebel è necessario attuare delle riduzioni di costi sostanziali per riportare la UBS a livelli di guadagno accettabili. La UBS è, infatti, momentaneamente colpita da svalutazioni per un valore di 50 miliardi di dollari; tali perdite finanziarie sono legate anche al ritiro dei titoli dei più facoltosi clienti americani come conseguenza dell’inchiesta americana secondo cui la banca appoggerebbe l’evasione delle tasse.
La nomina di Gruebel ha avuto subito effetti indiretti positivi: stamattina il titolo UBS è aumentato del 12% dopo un periodo di costante decremento che durava dalla nomina di Rohner nel Luglio 2007.
Ancora un sondaggio sul mondo delle assicurazioni per seguire passo passo l’andamento di un mercato in continua crescita e cambiamento grazie alla presenza di un’offerta quantitativamente e qualitativamente massiccia. E proprio sulla crescita della concorrenza si focalizza il quadro fatto dall’Associazione Brokers (Aiba) che porta con se un’aumentata convenienza e prefigura rosei scenari per l’imminente futuro e per le tasche degli italiani. Uno dei dati più interessanti è quello sui premi assicurativi che nel 2008 sarebbero calati ai livelli di prima del 2006; il premio medio calcolato e’ stato di 750 euro. Questo abbassamento dei premi, dovuto in gran parte alle offerte di nuove compagnie ha provocato un’alta mobilità nel settore: sono stati l’8% gli assicurati che hanno cambiato compagnia. Altri dati sono sulla contrazione della raccolta auto (-3%; -1% già nel 2007), la riduzione del conto tecnico complessivo (a partire dal 2006), l’incremento della frequenza di sinistri (a partire dal 2007) e l’incertezza sul costo medio dei sinistri (dopo un miglioramento nel 2007). Per gli addetti al settore è stato studiato un’utile strumento che permette di comparare le tariffe online; si chiama Check-It-Auto ed è rivolto solo agli operatori.
Mai così basso dalla nascitadell’Unione monetaria, l’Euribor a 3 mesi è arrivato alla soglia che molti aspettavano da tempo; con un tasso di 1,912% contro il precedente 1,93%. Come dicevamo niente di straordinario dato l’andamento tenuto negli ultimi tempi e addirittura è facile ipotizzare, date le misure per riequilibrare il mercato interbancario che sono state prese, che potrebbe scendere ancora un pò. Questo scenario però rende sempre più inutile il decreto anticrisi varato a suo tempo dal governo per limitare i tassi dei mutui variabili e soprattutto annulla la convenienza dei mutui con rendimento legato al tasso Bce. In questi casi però la prudenza non è mai troppa e capire quali siano i parametri di una corretta valutazione aiuta a meglio situarsi in un contesto in continuo e spesso rapido cambiamento. La convenienza immediata infatti non è necessariamente l’unica cosa da considerare. Se oggi risparmiamo domani potremmo assistere a un rialzo dei tassi e questo renderebbe più convenienti sia i tassi fissi che quelli variabili indicizzati Bce meno reattivi ai cambiamenti del mercato. L’unico criterio di scelta resta quello di una corretta valutazione delle proprie possibilità. A volte meglio spendere un pò di più e avere la certezza che la rata rimarrà invariata, piuttosto che inseguire risparmi minimi che potrebbero trasformarsi in pericolose bombe ad orologeria come è successo l’anno scorso per chi aveva contratto un mutuo a tasso variabile.
Contunua la discesa dei tassi interbancari e con essa l’inesorabile calo dei rendimenti dei conti deposito. Il mercato d’altronde è così, si guadagna da una parte e si perde dell’altra. Se a molti non farà piacere sapere che i propri risparmi non rendono poi tanto altri potranno godere dell’alleggerimento dei costi di mutui e prestiti. Tra le ultime notizie di abbassamento dei rendimenti c’è da registrare quella di Conto Arancio, che a decorrere dal 22 febbraio ha abbassato il tasso base dal 3,00% al 2,50% lordo (dal 2,190% al 1,825% netto). Niente di straordinario comunque, dato che questa è la sorte di un pò tutti i conti della stessa categoria. Anche Rendimax, quello che più a lungo a tenuto il colpo dell’abbassamento dei tassi interbancari ha annunciato cambiamenti a decorrere da marzo (vedi articolo precedente). Naturlamente chi in questo momento sta usufruendo di promozioni Conto Arancio precedentemente stipulate può stare tranquillo, perchè i tassi non subiranno alcuna modifica così come stabilito. Non c’è molto da fare insomma; il post-crisi non è un momento in cui è possibile guadagnare molto, se non con investimenti ingenti e spesso avventati. Quindi meglio mettersi l’anima in pace, aspettare tempi migliori e nel frattempo accontentarsi di rendimeti inferiori ma che ci lasciano la certezza del capitale inalterato.