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14 February 2010

Banchieri divisi sul rischio tassi

bancheSarà un anno a due velocità per il sistema bancario italiano appeso all’andamento dei tassi di interesse e alla politica monetaria della Banca centrale europea. L’indicazione emerge dal panel degli oltre 200 investitori istituzionali che hanno partecipato al convegno “The italian financial services conferences 2010”organizzato da Ubs:se il 35% ritiene che quest’anno il rischio per le banche italiane sia legato alla qualità degli impieghi, il 30% punta invece il dito sui bassi tassi di interesse, il 26% sulla bassa crescita dei volumi e il 9% pensa alla necessità di migliorare i rapporti con la clientela.
Se il peggio ormai è alle spalle, l’approccio degli operatori continua ad essere cauto perché il quadro economico è ancora fragile. Come dimostra il 52% degli intervistati il quale ritiene che quest’anno la crescita degli impieghi verso imprese e famiglie sarà contenuta tanto da non superare il 2%, mentre il 12% è convinto che sarà al di sotto dei livelli toccati lo scorso anno, il 30% tra il 2-4% e soltanto il 6% scommette su una robusta crescita degli impieghi che potrebbe spingersi su incrementi superiori al 4 per cento. Lo stato di salute del sistema bancario italiano si presenta in decisivo recupero dopo un 2009 caratterizzato da tensioni su molti fronti, dai tassi di interesse ai minimi storici, alla bassa redditività e agli accantonamenti sostenuti. Se il 2010 sarà un anno di recupero, molto dipenderà dall’andamento dei tassi, attesi in rialzo dalla seconda metà dell’anno con un impatto positivo sui margini d’interesse delle banche. E se gli impieghi non dovrebbero discostarsi di molto dai livelli dello scorso anno, a partire dalla seconda metà dell’anno gli accantonamenti potrebbero ridursi liberando così risorse. Un apporto positivo è atteso anche dall’asset management che dovrebbe continuare il trend positivo della raccolta vista negli ultimi sei mesi. Il risparmio gestito ha potuto beneficiare non solo della ripresa dei mercati a partire dallo scorso aprile, ma anche dell’impatto dello scudo fiscale e indicazioni positive in questo senso sono venute dalle società attive in questo settore. Un quadro congiunturale tranquilizzante se non fosse per l’incertezza sulle decisioni delle banche centrali in merito al livello dei tassi di interesse: l’interrogativo è se le autorità monetarie continueranno a iniettare liquidità nel sistema, mantenendo ancora lungo i tassi di interesse ai minimi storici. In questo caso a le banche italiane soffrono di più rispetto a quelle europee per il loro maggior focus sull’attività di raccolta e prestiti a famiglie e imprese. Tra i fattori di incertezza vengono annoverate le nuove proposte di Basilea sui principi contabili su cui le banche italiane avranno un impatto molto moderato. Il mercato italiano a differenza del resto dell’Europa continua ad essere visto con interesse dagli istituti d’Oltralpe che lo ritengono tra i più attraenti in Europa per il basso indebitamento delle famiglie e gli alti livelli di risparmio. Ecco allora che ci si aspetta che proprio le banche estere vogliano continuare a crescere in Italia acquisendo sportelli che gli istituti italiani vorranno cedere in seguito al recente processo di consolidamento.


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