La 3i Group, leader mondiale nel private-equity, ha confermato che è iniziata l’offerta di quote delle compagnie indiane ad investitori istituzionali poichè i diversi hedge funds e le varie banche stanno cercando di liberarsi dei titoli. Secondo Anil Anuja, responsabile per la 3i del business in Asia, i fondi speculativi e le banche, che hanno acquistato le quote di minoranza delle aziende indiane negli ultimi anni, stanno incontrando difficoltà nello smobilizzo dei loro investimenti a causa di un mercato delle quotazioni che è quasi scomparso. La 3i ha versato più di 2 miliardi di dollari in Asia dal 2006 e lo scorso mese ha investito 160 milioni nella Krishnapatnam Port Company, il suo terzo investimento d’infrastruttura nel paese.
Secondo Anuja sta comparendo un nuovo tipo di transazioni tra i soggetti che hanno bisogno di capitale, i quali stanno smobilizzando le quote detenute in aziende non quotate in borsa. Tali offerte potrebbero rallentare le vendite private-equity dal momento che le quote vengono offerte per un valore inferiore a quello che gli amministratori delle aziende sono disposti ad accettare.
Durante i cinque anni di mercato rialzista, gli investitori private-equity hanno dovuto affrontare la concorrenza delle partecipazioni in società di vari hedge funds. Le società di private-equity, infatti, rilevano di solito quote di aziende che hanno bisogno di liquidità per espandersi o che cercano di prolungare un investimento; gli hedge funds, invece, possono investire con maggiore flessibilità temporale e maggiore flessibilità nelle strategie utilizzate.
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