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15 April 2010

Investimenti sicuri a rischio in Italia

Categoria: investimenti — Tags: , , , , — Riccardo @ 10:47

investimentiPer i teorici dell’investimento sicuro e a breve termine gli ultimi 18 mesi devono essere assomigliati ad un incubo.
Stretti tra bond diventati all’improvviso troppo rischiosi e rendimenti talmente bassi da coprire a stento i costi di investimento, i piccoli risparmiatori si sono dovuti adattare ad un ambiente scarsamente decifrabile, pericoloso e, nella migliore delle ipotesi, povero di stimoli.
Fino alla seconda metà del 2008, infatti, i BoT avevano rappresentato la forma di investimento più gettonata dalle famiglie italiane. Con rendimenti ben sopra la soglia del 4% lordo, i Buoni del Tesoro a 3, 6 e 12 mesi avevano veramente pochi rivali in quanto a rapporto tra rischio e rendimento. Il “Bengodi” del piccolo risparmiatore italiano é stato spazzato via a fine 2008 e da allora il binomio tra investimento sicuro e rendimento sostanzioso sembra essere diventato una chimera sfuggente. Anche perché, se è vero che negli ultimi mesi lo scenario economico sembra essere diventato più sereno, a questo miglioramento non è corrisposto uno slittamento verso l’alto dei rendimenti dei titoli di Stato.
Per chi si è momentaneamente chiamato fuori dal mercato del reddito fisso, in attesa che i tassi tornino su livelli più interessanti, è ancora una la domanda che conta: quando riprenderanno a salire i rendimenti? Fare previsioni è difficile, è il ritornello che ripetono gli analisti; tanto più, aggiungono, in un contesto ancora incerto come quello attuale.
Tutti però sembrano condividere una valutazione: le condizioni per un rialzo dei rendimenti stanno lentamente prendendo forma. L’economia europea è in fase di convalescenza e, passata la fase peggiore della crisi, sembra essersi avviata sulla strada di una prudente ripresa. In più, con la prevedibile impennata dell’inflazione, la Bce dovrebbe progressivamente modificare la sua politica monetaria, rialzando i tassi di interesse. Anche le condizioni del mercato obbligazionario sembrano puntare nella direzione di un aumento dei rendimenti: in questo caso il fattore decisivo è la maggiore rischiosità del rischio-Paese dovuta al forte indebitamento degli Stati europei. Secondo l’ufficio studi di UniCredit, tuttavia, nessuno di questi fattori sembra essere in grado di spingere al rialzo i rendimenti nel breve termine. In altre parole, per vedere i tassi dei BoT schizzare verso l’alto bisognerà aspettare almeno fino al 2011. Per i prossimi mesi, invece, lo scenario più accreditato non è molto diverso da quello osservato nei primi mesi del 2010. Sulla parte a breve termine della curva dei rendimenti i tassi sono destinati a rimanere schiacciati, con rendimenti lordi ancorati sulla soglia dell’ 1% e remunerazioni nette ad un soffio dallo zero. È da quasi un anno che tutti i rendimenti dei titoli di Stato con scadenze tra 3 e 12 mesi non superano il muro dell’1% lordo (l’unica eccezione è stata quella dell’asta del BoT annuale di dicembre 2009 poi subito rientrata). E non è che guardando più in là sulla curva dei rendimenti ci siano motivi di grande ottimismo per chi in investe in titoli di Stato.
Il CTz (lo Zero coupon con una durata di 24 mesi) ha toccato il suo nuovo minimo storico di rendimento lo scorso 26 marzo, scendendo all’ 1,267% al lordo di tasse e commissioni. Poche soddisfazioni anche dai BTp a 3 anni: sempre lo scorso marzo il rendimento del titolo scadenza dicembre 2012 ha aggiornato il proprio record negativo arrivando a toccare l’1,70% lordo. Sulla stessa strada è anche il BTp quinquennale, arrivato a rendere il 2,72%, non molto distante ormai da un minimo storico di rendimento (il 2,57%) che resiste dal giugno del 2003.
In questo scenario è probabile che le aste continueranno ad essere una riserva di caccia quasi esclusiva delle tesorerie delle banche e degli investitori istituzionali mentre i piccoli risparmiatori continueranno a guardare da lontano i collocamenti del Tesoro sul breve termine. Ai “duri e puri” del breve termine in cerca di rendimenti più succosi, non rimane che guardare al di là delle Alpi, verso quei Paesi europei che, per finanziarsi sui mercati internazionali, sono costretti a elargire rendimenti più elevati. Oltre alla Grecia, sulla quale è tornata a pesare in questi giorni una incognita abbastanza seria in termini di rischio-Paese, si possono trovare tassi più interessanti sulle scadenze portoghesi, spagnole e irlandesi, in particolare a partire dai 24 mesi. A patto di mettere in conto, ovviamente, un rischio di insolvenza più alto di quello italiano.


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