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7 March 2010

Investire in Europa, le borse tengono

Categoria: investimenti — Tags: , , , — Riccardo @ 19:05

investimentiNonostante la preoccupazione per gli investitori circa le difficoltà economiche della Grecia, ma anche del Portogallo e della Spagna, possano mettere in discussione il Patto di stabilità e crescita stipulato dai paesi membri dell’Unione europea, le borse del Vecchio Continente per il momento rimangono appetibili. Qualche rischio tuttavia permane: il ritiro delle politiche di stimolo implementate dai principali governi, se prematuro, potrebbe rallentare la crescita. Ma allora cosa deve fare l’investitore?Gettare il cuore oltre l’ostacolo e ignorare le attuali turbolenze dei mercati azionari confidando in una successiva ripresa, oppure neutralizzare le posizioni e navigare a vista in attesa di una schiarita? La decisione non è di poco conto: uscire dalle posizioni in azioni automaticamente introduce il problema di dove e quando rientrare, con il rischio, se la borsa si riprende, di perdere una buona parte della fase iniziale di un nuovo rialzo. Al tempo stesso rimanere con i titoli in mano, se il sentiment vira decisamente in negativo, può essere una scelta molto costosa e soprattutto espone il risparmiatore a una situazione di stress che può portare a fare la scelta errata nel momento meno opportuno. L’analisi dei grafici può essere di aiuto in questa situazione di forti tensioni ribassiste sui prezzi fornendo indicazioni sulle soglie critiche da tenere sotto controllo per decidere se mantenere o meno le posizioni di investimento sull’azionario.
Nel tentativo di avere un quadro affidabile dei livelli grafici significativi è necessario valicare i nostri confini e gettare uno sguardo agli indici più rappresentativi del panorama dell’area dell’euro, il tedesco Dax ed il francese Cac40.
L’indice tedesco Dax con la recente fase di flessione avviatasi dai massimi di gennaio a quota 6.094 è sceso sotto la media mobile a 100 sedute, passante in area 5.740, violando quasi contemporaneamente la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009, ma si mantiene per ora sopra la media a 200 giorni, supporto a 5.400 circa. E anche se i prezzi dovessero scendere sotto area 5.400 vi sarebbe sempre il forte sostegno di area 5.300, dove si collocano i minimi di novembre e il 33% di ritracciamento del rialzo dai minimi dello scorso marzo a difendere l’indice dall’avvio di una fase ribassista di ampio respiro. Prima di iniziare l’attuale flessione l’indice Dax aveva superato in area 5.890 il 50% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007, guadagnandosi di conseguenza la possibilità di salire fino a testare il ritracciamento successivo, in area 6.500. Finchè i prezzi si manterranno sopra i 5.300 punti è quindi plausibile continuare a ipotizzare il raggiungimento di area 6.500 almeno. In caso di violazione di 5.300 il quadro grafico si complicherebbe poichè diverrebbe probabile una correzione estesa del rialzo dai minimi del 2009, quindi un passaggio almeno in area 4.700/800 (conferme negative sotto 5.100) prima di poter tornare a parlare di un rialzo duraturo. L’investitore intenzionato a inserire in portafoglio strumenti correlati con la borsa tedesca potrebbe farlo o in prossimità dei 5.400 punti dell’indice, con uno stop sotto area 5.300, oppure in caso di rottura di area 5.900, resistenza oltre la quale diverrebbe probabile la ripresa del trend rialzista. La violazione di area 5.300 sarebbe al contrario un monito da non sottovalutare anche per l’investitore domestico, un segnale in favore di un alleggerimento, o meglio di una chiusura delle posizioni ancora in essere. Considerazioni analoghe si possono avanzare per l’indice della borsa francese Cac40. Le analogie tra le due curve sono del resto evidenti, confermate dal calcolo dell’indice di correlazione che su base annua vale attualmente circa 0,95. Nel caso del Cac40 la media mobile a 200 sedute transita in area 3.570, mentre i minimi di novembre 2009 sono posti a 3.549, coincidenti con il 33% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009. Solo discese sotto i 3.550 punti potrebbero quindi fare precipitare il quadro grafico prospettando discese verso area 3.300 almeno prima che l’indice possa tornare a inviare segnali di ripresa. In caso di superamento dei massimi di gennaio a 4.088 il target si sposterebbe in area 4.300 almeno. Chi volesse approfittare della attuale fase di incertezza per scommettere su una nuova fase rialzista della borsa francese potrebbe intervenire quindi in caso di discese in area 3.600, con stop sotto i 3.500 punti, oppure alla rottura di area 4.000, foriera di rialzi verso area 4.300.
La marginale differenza di comportamento dell’indice domestico Ftse Mib rispetto ai panieri tedesco e francese è evidenziata dalla posizione della media mobile a 200 giorni, che nel caso del nostro è stata già messa alla prova nel ribasso visto dal top di gennaio e successivamente violata con il ribasso del 4 febbraio. La media mobile a 200 sedute transita infatti in area 21.650 e si offre quindi come prima resistenza in caso di tentativi di rimbalzo. Il grafico di forza relativa nei confronti del Dax non racconta tuttavia attualmente una storia di marcata debolezza, come era invece accaduto per tutto il periodo tra l’aprile 2005 e il marzo 2009. Negli ultimi mesi la borsa italiana ha sottoperformato solo leggermente quella tedesca e sembra anzi in condizione di tentare una inversione di ruoli per i prossimi mesi. Le condizioni per mantenere un atteggiamento positivo nei confronti del nostro listino sono che anche in caso di proseguimento della discesa in atto da alcune settimane i prezzi non scendano sotto i 20.000 punti, primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al rialzo dai minimi di marzo 2009 (il 38,2%) e salgano invece sopra area 24.000, dove transita la linea che unisce i massimi di ottobre e gennaio. Target in quel caso a 28.500 circa. Tenere posizioni al rialzo può avere senso quindi per gli investitori che puntano a una ulteriore rivalutazione della nostra borsa solo finchè i prezzi si manterranno sopra i 20.000 punti. Sotto quei livelli la discesa potrebbe arrivare infatti a interessare area 17.000 prima di rallentare. Se l’attuale fase di debolezza trovasse quindi ulteriori conferme sarebbe forse opportuno divenire semplici spettatori delle oscillazioni degli indici chiudendo le posizioni in portafoglio.


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