I 14 fondi chiusi della Macquarie Group hanno perso 2,5 miliardi di dollari nel valore di mercato fino a questo momento, alimentando la speculazione sulla più grande banca d’investimenti australiana. Gli analisti pensano che la Macquarie dovrà affrontare una grande quantità di svalutazioni aggiuntive sui suoi fondi, sia quelli quotati che non. Tom Schroeder, uno dei più importanti investitori, è del parere che la crisi del credito abbia reso obsoleto il principale business della banca che consiste nell’usare il debito per acquistare strade a pedaggio e aeroporti che vengono resi indipendenti all’interno dei fondi. Egli ha confermato che non può essere utilizzato un tale modello di business, reso insostenibile dal fatto che il prezzo sia del debito sia del capitale netto viene rifissato troppo in fretta a causa della crisi finanziaria.
Nicholas Moore, amministratore delegato della Macquarie, ha sempre cercato di minimizzare il bisogno di capitale aggiuntivo e di distanziare la sua compagnia dalle aziende satelliti. Lo scorso 2 Marzo, in un resoconto, la compagnia ha confermato che i fondi satellite non avranno ripercussioni sul suo bilancio patrimoniale e ha specificato alcuni strumenti di ristrutturazione come: maggiori vendite del titolo, un ulteriore rifinanziamento del debito, una privatizzazione del fondo. Essa, infatti, non ha alcun impegno per uscite di capitale future verso le società affiliate quotate e quindi non ha più intenzione di investire in loro.
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