Un possibile conflitto di interessi tra due grandi compagnie americane che si occupano di gestione e consulenza nel settore finanziario è l’attuale materia di interesse per il Deputato americano Scott Garrett. Si tratta della Pacific Investment Management Co. e della Black Rock Inc. La prima è stata assunta per supportare il governo americano nella valutazione dei titoli messi a garanzia per il salvataggio finanziario della Bank of America che servirà a determinare le perdite della stessa compagnia. La seconda, essendo specializzata nella gestione dei fondi americani, si sta già occupando di investimenti nel debito associato all’ipoteca e sta già monitorando i cosiddetti titoli tossici (quelli legati alla cartolarizzazione, cioè alla rivendita dei mutui subprime).
Garrett ha detto in un’intervista che il compito della Pimco e di altre società simili è quello di occuparsi sia del contribuente americano sia delle loro obbligazioni fiduciarie verso i clienti. Sostanzialmente il problema è trovare una linea di demarcazione tra i compiti che rientrano nel pubblico e quelli che riguardano gli investitori privati. Bill Gross, funzionario dell’area investimenti della Pimco, aveva già cercato di chiarire tali problematiche lo scorso Ottobre. In un’intervista, infatti, aveva specificato che i professionisti dell’area investimenti che si occupano della gestione dei fondi governativi lavorano separati da quelli che gestiscono i 750 miliardi di dollari in titoli di clienti privati.
La KKR (Kohlberg Kravis Roberts & Co.) è considerata il leader mondiale nelle operazioni di private equity. Nel 2006 i fondatori decisero di lanciare un’offerta pubblica di azioni vendute in un fondo separato d’investimento denominato KPE (KKR Private Equity Investors). Oggi tale fondo è al centro dell’attenzione poichè è stata confermata una caduta del 32% del valore degli investimenti che ne fanno parte dovuta alla riduzione del valore nominale delle azioni delle società partecipanti. La KKR ha, quindi, rimandato per la seconda volta il progetto di diventare pubblica attraverso l’acquisizione del fondo, affinchè si possano completare le analisi sulla transazione entro le prossime settimane.
Il fondo è stato costretto a ribassare i titoli per un valore pari all’erosione del valore del capitale netto dovuta alla recessione globale, la quale ha reso più difficile per le società, che si sono avvalse del leverage buyout (LBO), il rimborso dei prestiti. Secondo il KKR e i dirigenti del KPE le analisi sopra menzionate sono indispensabili per valutare i cambiamenti drastici che si sono avuti nel mercato finanziario dallo scorso Luglio.
Edwin Wong, un ex amministratore delegato della Lehman Brothers, ha confermato la partenza del progetto di reperire circa 500 milioni di dollari per un fondo da investire nei disastrati titoli asiatici eccetto quelli giapponesi. Egli sta operando attraverso la SSG Capital Management, banca di investimenti specializzata in varie soluzioni finanziarie, la quale sta aprendo le operazioni finanziarie con le famiglie agiate della regione che dovrebbero iniziare ad investire dagli inizi di Aprile. Wong, che ha reperito sei ex colleghi per la fase di start-up, ha dichiarato che il progetto sarà graduale poichè ha intenzione di offrire titoli poco onerosi per poter emergere successivamente. La SSG, attraverso la vendita sottoprezzo dei titoli asiatici, sta quindi aumentando il proprio capitale in anticipo rispetto alle banche di investimento globali e ai fondi speculativi. Queste istituzioni finanziarie, infatti, stanno o limitando i propri bilanci patrimonali o chiudendo i propri uffici nella regione. Un esempio: la KPMG, liquidatore provvisorio di otto società Lehman presenti a Hong Kong e dichiarate insolventi, sta valutando la vendita di almeno 20 miliardi di dollari di titoli per far fronte alle passività stimate intorno ai 23 miliardi.
Wong ha aggiunto che gli investimenti della SSG includeranno mutui, obbligazioni convertibili, proprietà e azioni ordinarie oltre a coinvolgere società in ristrutturazione che stanno riorganizzando il pagamento dei propri debiti.
La divisione australiana dell’AIMA (Alternative Investment Management Association, associazione che si occupa di hedge funds e investimenti alternativi a livello mondiale) ha dichiarato che gli hedge funds australiani quest’anno attireranno ingenti quote di capitale. Ciò a dispetto della tendenza globale dell’ultimo quadrimestre del 2008, in cui le numerose richieste di riscatto delle quote da parte degli investitori esteri ha portato alla chiusura di almeno 10 fondi.
Anche gli hedge funds australiani hanno risentito di tale tendenza negativa. In essi solitamente vengono allocati circa 65 milioni di dollari ma secondo l’AFM (Australian Fund Monitors) vi è stata una diminuzione record del 18% nel 2008 a causa della crisi del credito. Essa, infatti, ha portato molti investitori a richiedere le proprie quote in anticipo e ha indotto i regolatori a vietare le vendite allo scoperto (si vendono azioni che al momento non si possiedono scommettendo sul ribasso del loro valore).
In realtà, le richieste di riscatto da parte degli investitori stranieri per una quota del 35% del valore totale dei fondi sono state in parte attutite dagli investitori locali che hanno raccolto circa il 15% del capitale totale.