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	<title>Blog-GuidaEconomica &#187; investimenti sicuri</title>
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		<title>Formula chiara di investimento MNP</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 10:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fondi comuni di investimento]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva la nuova generazione di fondi comuni di investimento che mettono al sicuro il vostro capitale investito.
I Fondi Garantiti BNP Paribas.
Grazie alla loro formula, predefinita e immutabile per tutta la durata del fondo, potete conoscere da subito i risultati potenzialmente ottenibili ed avere un riscontro immediato sui vostri investimenti sicuri.
In più con i Fondi Garantiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/11/crediti-investimenti.jpg" alt="crediti-investimenti" title="crediti-investimenti" width="300" height="285" class="alignleft size-full wp-image-3035" />Arriva la nuova generazione di fondi comuni di investimento che mettono al sicuro il vostro capitale investito.<br />
<strong>I Fondi Garantiti BNP Paribas.</strong><br />
Grazie alla loro formula, predefinita e immutabile per tutta la durata del fondo, potete conoscere da subito i risultati potenzialmente ottenibili ed avere un riscontro immediato sui vostri investimenti sicuri.<br />
In più con i Fondi Garantiti BNP Paribas avete sempre la garanzia del capitale a scadenza.<br />
La formula è in genere collegata all&#8217;andamento di titoli, indici o altri strumenti finanziari che BNP Paribas seleziona per voi fra quelli più promettenti in termini di crescita potenziale e vi permette di valutare preventivamente le potenzialità di rendimento del vostro investimento.<br />
Alla scadenza prevista siete sicuri di non perdere, otterrete sempre la performance della formula oltre alla restituzione del 100%  del capitale investito.<br />
Come tutti i fondi comuni di investimento anche i Fondi Garantiti BNP Paribas hanno una valorizzazione del patrimonio giornaliera che vi permette di conoscere sempre il valore del vostro investimento.<br />
Anche la liquidità è assicurata: siete liberi di uscire dall&#8217;investimento quando volete, al valore quota giornaliero.</p>
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		<title>Mercati allo sbando e i consumatori tornano alle polizze vita</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 14:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
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Il settore Vita potrebbe toccare nuovi massimi storici. A fare la parte del leone sono ancora le polizze di ramo I, quelle tradizionali con rivalutazione e rendimento minimo garantito, grazie alle caratteristiche di protezione ben apprezzate in tempo di forti incertezze, rimangono le più vendute: i premi nel primo trimestre ammontano a 16 miliardi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/06/polizza-vita-300x200.jpg" alt="finanzierung..." title="finanzierung..." width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2894" /><br />
Il settore Vita potrebbe toccare nuovi massimi storici. A fare la parte del leone sono ancora le polizze di ramo I, quelle tradizionali con rivalutazione e rendimento minimo garantito, grazie alle caratteristiche di protezione ben apprezzate in tempo di forti incertezze, rimangono le più vendute: i premi nel primo trimestre ammontano a 16 miliardi di euro (+60% rispetto all&#8217;analogo periodo 2009). Da inizio anno, però, c&#8217;è qualche segnale di ripresa anche sul ramo III, per i prodotti linked (ossia per le cosiddette po-lizze finanziarie):<span id="more-2893"></span> la raccolta è triplicata rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno con premi pari a 3,9 miliardi. Va ricordato che nel 2009 il settore aveva evidenziato una grossa contrazione (si veda tabella in pagina dove compaiono i risultati dei leader del ramo III). All&#8217;internodi questo segmento si riconferma l&#8217;inesistente proposta di index linked (fatta eccezione per Poste Vita ancora operativa con un&#8217;importante emissione), mentre va segnalata la ripresa delle unit, prodotti più legati all&#8217;andamento delle Borse. Ma come si stanno riflettendo nel segmento delle polizze finanziarie le tensioni dei mercati legate alla crisi di Eurolandia? Da inizio anno la media dei risultati è positiva del 3,87% (contro il -8,11% dell&#8217;indice Msci euro e il +3,27% dell&#8217;indice delle obbligazioni governative europee). In linea con le Borse sono invece i risultati a un anno, arco temporale in cui la media delle unit è positiva per il 13,08% (+ 12,52%l&#8217;Msci Euro e + 6,92%l&#8217;indice obbligazionario europeo). Se si stila, invece, un bilancio dai livelli &#8220;precrisi subprime&#8221;, i risultati a due anni delle unit sono in sostanziale pareggio con-0,61% (ai dati analizzati ai valori delle quote del 18 e del 19 maggio 2010). Si tratta naturalmente di risultati medi, se si scende nelle specifico dei singoli comparti si trovano, anche a causa della notevole specializzazione, realtà molto diverse fra loro. Il fanalino di coda invece è un fondo collocato dalla ex Aig (branch italiana della compagnia indicata come tra le responsabili della crisi subprime), specializzato sulla Borsa italiana, si tratta di Alico fondo scelta aperta indicizzato Italia (-15,51% da inizio anno, -39,95% a due anni).<br />
Chiaramente in molti si chiedono quale sia il motivo per cui si debba preferire un prodotto assicurativo finanziario a un normale fondo comune o a un ancora più economico Etf (exchange traded fund). Al di là del fatto che le polizze a differenza degli altri investimenti sono impignorabili, insequestrabili (anche se alcune sentenze hanno già scardinato questa caratteristica) e fuoriescono dall&#8217;asse ereditario, in effetti le normali unit non hanno da tempo neppure più l&#8217;appeal fiscale: dal 2001 non sono più deducibili e come è noto hanno dei costi sensibilmente superiori ai fondi comuni. Legittimi, quindi, i dubbi. Anche per caratterizzarsi rispetto a investimenti finanziari senza vestito assicurativo, si stanno diffondendo prodotti nuovi.</p>
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		<title>I vantaggi dei conti correnti online, alti rendimenti e bassi rischi</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 16:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[conti correnti online]]></category>
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		<description><![CDATA[In tempi di crisi delle borse e di bassi rendimenti bancari, una soluzione fai-da-te per tenere al sicuro i propri risparmi può essere rappresentata da uno dei numerosi conti correnti online che offrono interessi attivi di indubbio interesse. Ecco i vantaggi.
La sicurezza dei conti online
Tutti i depositi (sia di conto corrente sia &#8220;a tempo&#8221;) sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/05/conto-corrente-300x225.jpg" alt="conto-corrente" title="conto-corrente" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2890" />In tempi di crisi delle borse e di bassi rendimenti bancari, una soluzione fai-da-te per tenere al sicuro i propri risparmi può essere rappresentata da uno dei numerosi conti correnti online che offrono interessi attivi di indubbio interesse. Ecco i vantaggi.<br />
<strong>La sicurezza dei conti online</strong><br />
Tutti i depositi (sia di conto corrente sia &#8220;a tempo&#8221;) sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) fino alla cifra di 103.291,38 euro. A questo fondo partecipano in forma di consorzio obbligatorio tutte le banche italiane (sono escluse le banche di credito cooperativo che aderiscono a un fondo alternativo). Il Fitd (che beneficia della garanzia dello stato italiano) non garantisce però le operazioni di pronti contro termine e i fondi monetari.<span id="more-2888"></span><br />
<strong>La tassazione</strong><br />
Relativamente all&#8217;imposizione fiscale, invece, va tenuto presente che agli interessi sui conti bancari viene applicata un&#8217;aliquota del 27%, mentre a quelli sui titoli di Stato l&#8217;aliquota è soltanto del 12,50 per cento. Ciò significa che a parità di rendimento lordo, l&#8217;investimento in un titolo di Stato è più conveniente per l&#8217;investitore privato, rispetto al conto di deposito bancario (o altri strumenti equivalenti). Per ovviare a questo inconveniente, però, alcune proposte online delle banche prevedono rapporti che, se dal lato del risparmiatore offrono condizioni del tutto similari a un conto di deposito, a livello di modalità di investimento sono invece assoggettabili a un fondo monetario.<br />
Questo permette agli investitori di beneficiare della minore aliquota fiscale del 12,50%, ma si perdono i benefici di garanzia del Fitd.<br />
<strong>Le condizioni accessorie</strong><br />
Per quanto riguarda le condizioni eventualmente imposte dalle banche, va sottolineato che molte delle proposte più interessanti dal punto di vista del rendimento hanno vincoli di durata minima del deposito (cosiddetti depositi &#8221; a tempo&#8221;) e/o vincoli di importo minimo di giacenza. Un&#8217;altra condizione abbastanza frequente è quella di dover aprire, oltre al conto di deposito remunerato, anche un conto corrente collegato (ovviamente se non lo si ha già).<br />
Per chi intende sfruttare questi prodotti con importi molto contenuti va posta molta attenzione sulle spese, siano esse fisse o variabili, che potrebbero annullare il vantaggio di rendimento così attentamente ricercato.<br />
<strong>Le proposte in campo</strong><br />
Sulle proposte degli istituti di credito si nota un generalizzato abbassamento della remunerazione offerta alla clientela rispetto a sei mesi fa. Evidentemente, il prolungarsi del periodo a tassi molto bassi e le minori difficoltà delle banchea reperire fonti di finanziamento (la principale resta la Bce) hanno progressivamente abbassato i rendimenti proposti.<br />
Se a novembre il tasso lordo più elevato era del 3,50% (e numerosi istituti offrivano comunque rendimenti del 3% o superiori), oggi non si va oltre il 2,74% lordo (tra l&#8217;altro relativoa un&#8217;offerta con numerose condizioni accessorie). In tutto ciò, il rendimento lordo offerto dai BoT a 12 mesi, anche per effetto della recente crisi, ha superato l&#8217;1,10%, in deciso rialzo rispetto allo 0,80% di sei mesi fa. Anche a causa della maggiore aliquota fiscale (27% invece del 12,50%) l&#8217;appetibilità delle offerte bancarie di conti di deposito, pur restando sicuramente interessante in termini assoluti (in fondo per ottenere il 2% lordo con un titolo di Stato bisogna immobilizzare il capitale per circa tre anni), in termini relativi, rispetto allo scorso novembre, è indubbiamente meno interessante.</p>
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		<title>Come selezionare un consulente privato che ci aiuta a scegliere investimenti sicuri</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 15:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno dell&#8217;insoddisfazione degli investitori privati nei confronti dei loro consulenti finanziari (addetti bancari, private banker, promotori finanziari) non va sovrastimato, ma esiste. Certo, il modesto turnover della clientela bancaria significa anche che la maggior parte degli investitori privati alla ricerca di un investimento sicuro non è così insoddisfatta del servizio ricevuto (ricordando tra l&#8217;altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/05/consulente-finanziario.jpg" alt="consulente finanziario" title="consulente finanziario" width="250" height="230" class="alignleft size-full wp-image-2885" />Il fenomeno dell&#8217;insoddisfazione degli investitori privati nei confronti dei loro consulenti finanziari (addetti bancari, private banker, promotori finanziari) non va sovrastimato, ma esiste. Certo, il modesto turnover della clientela bancaria significa anche che la maggior parte degli investitori privati alla ricerca di un investimento sicuro non è così insoddisfatta del servizio ricevuto (ricordando tra l&#8217;altro che una fetta del turnover è dovuta al consulente che cambia organizzazione portando con sé una quota del suo portafoglio). Ma potrebbe anche essere che il cliente deluso non cambi banca o rete perché suppone (erroneamente) che tutte le banche o reti siano uguali.<span id="more-2884"></span> O perché non ha le competenze per poter selezionare una nuova organizzazione alla quale affidare i propri risparmi. O per entrambe le ragioni. La capacità di selezionare un consulente adeguato dovrebbe rappresentare il patrimonio conoscitivo minimo di un risparmiatore affluent o private.<br />
Se si vuole puntare a un&#8217;educazione finanziaria di massa e finanziata dai Governi, questa dovrebbe essere la prima cosa da insegnare; anche perché una formazione a pioggia sugli strumenti e sui mercati,erogata in un&#8217;unica soluzione, lascia il tempo che trova. A questo scopo, occorrerebbe formare gli investitori per rendere il più possibile razionale la selezione del consulente. L&#8217;attenzione ai conflitti di interessi e alle modalità con le quali questi devono essere comunicati ai clienti dovrebbe essere il primo passaggio. Che comporterebbe anche una valutazione del modello di remunerazione del consulente (stipendio fisso, stipendio fisso più variabile, commissioni, commissioni più parcella o solo parcella). La richiesta di referenze ad amici e parenti è utile, soprattutto se supportata dalle evidenze empiriche dei risultati raggiunti dai loro consulenti. L&#8217;obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare a una short list di consulenti ai quali sottoporre un questionario su esperienza, iscrizioni ad albi o altre certificazioni, portafoglio clienti e prodotti, tasso di fedeltà della clientela, numero di passaggi da un&#8217;organizzazione all&#8217;altra. Per arrivare alla giustificazione della congruità della remunerazione richiesta . Già porre la domanda «quanto è perché ti devo pagare?» e pretendere una risposta scritta prima dell&#8217;inizio di un rapporto eviterebbe spiacevoli delusioni in seguito.</p>
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		<title>Investimenti sicuri negli assicurativi</title>
		<link>http://www.guidaeconomica.it/articoli/investimenti/investimenti-sicuri-negli-assicurativi/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 13:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Le agenzie di rating hanno escluso che i problemi di finanziamento dei Paesi Ue possano originare perdite significative nei portafogli degli assicuratori; tranne che per qualcuno in caso di eccessivi allargamenti tra i differenziali di rendimento delle obbligazioni sovrane dell&#8217;eurozona. L&#8217;industria assicurativa italiana non corre rischi di esposizione significative verso la Grecia. Secondo gli analisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/05/Investire-in-borsa-300x225.jpg" alt="Investire-in-borsa" title="Investire-in-borsa" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2866" /><br />
Le agenzie di rating hanno escluso che i problemi di finanziamento dei Paesi Ue possano originare perdite significative nei portafogli degli assicuratori; tranne che per qualcuno in caso di eccessivi allargamenti tra i differenziali di rendimento delle obbligazioni sovrane dell&#8217;eurozona. L&#8217;industria assicurativa italiana non corre rischi di esposizione significative verso la Grecia. Secondo gli analisti il settore in Borsa è fortemente sottovalutato rispetto ai fondamentali di bilancio.<span id="more-2865"></span> Anche se in attesa dell&#8217;evoluzione della situazione macroeconomica, i rating (le raccomandazioni sui titoli) rimangono prudenti e i prezzi obiettivi, viste le violente oscillazioni delle quotazioni, sono suscettibili di revisioni impreviste per allinearsi al declino dei mercati. Banca Akros, ai primi di maggio, ha migliorato i giudizi delle quattro più grandi assicurazioni tricolore, in seguito al deciso calo dei titoli che non riflette il valore reale di bilancio; la banca, inoltre, si attende che i rischi relativi al debito ellenico vengano assorbiti dai pacchetti internazionali di salvataggio. Tra i nomi preferiti di Akros, quelli che possono affrontare meglio la tensione sui debiti governativi, c&#8217;è Mediolanum , attiva anche nell&#8217;asset gathered, promossa a accumulate (accumulare posizioni sul titolo) da hold (mantenere l&#8217;esposizione) con un target price (prezzo obiettivo a dodici mesi) di 4,30 euro (tratta a 3,6 euro). Generali , Fondiaria-Sai e Unipol, invece, sono state portate alla classificazione hold da reduce (ridurre l&#8217;esposizione al titolo), con prezzi obiettivo, rispettivamente, di 18 euro (contro i 15 attuali), di 11 euro (tratta quasi a 10 euro) e di 0,85 euro (è intorno a 0,7). Il focus sulla crisi e il panico dei mercati ha anche spostato l&#8217;attenzione degli operatori dalle trimestrali in arrivo in queste sedute.<br />
Ha sorpreso in positivo Zurich Financial Services, che ha comunicato un profitto in crescita del 19%, più alto delle aspettative, grazie al contributo della gestione finanziaria. Zurich è uno dei giudizi outperform (performance prevista superiore a quella del mercato) di Crédit Suisse. La banca assegna alla società elvetica un target price di 300 franchi (è a 236) e, nonostante i pochi spunti per il breve termine, intravede benefici all&#8217;azionista per la seconda metà dell&#8217;anno dal ritorno sul capitale atteso. In generale, anche Crédit Suisse ritiene che il settore sia appetibile a questi livelli di valutazione e stima un potenziale di rialzo medio delle azioni del 14% rispetto ai prezzi teorici. Altri nomi preferiti dalla casa di investimento, tutti indicati con outperform, sono Ing , Axa , Legal&#038;General e Ageas (ex Fortis).</p>
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		<title>Investire sicuro: la diversificazione del portafoglio</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 16:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diversificazione portafoglio]]></category>
		<category><![CDATA[intermediazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti sicuri]]></category>
		<category><![CDATA[sim]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno in media tra i 30 e i 50 clienti, soprattutto privati, ai quali suggeriscono, in larga maggioranza, di non trascurare nelle loro scelte d&#8217;investimento l&#8217;utilizzo di prodotti alternativi. E, tra questi ultimi, tendono a consigliare in particolare gli hedge fund, sia single manager sia fondi di fondi, e i fondi Ucits III absolute return [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/04/investimenti2.jpg" alt="investimenti2" title="investimenti2" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-2784" />Hanno in media tra i 30 e i 50 clienti, soprattutto privati, ai quali suggeriscono, in larga maggioranza, di non trascurare nelle loro scelte d&#8217;investimento l&#8217;utilizzo di prodotti alternativi. E, tra questi ultimi, tendono a consigliare in particolare gli hedge fund, sia single manager sia fondi di fondi, e i fondi Ucits III absolute return alternativi.<br />
Stiamo parlando delle Sim di pura consulenza, nuovo soggetto che si muove nell&#8217;articolato mondo dell&#8217;intermediazione finanziaria italiana, che per la prima volta è stato censito da un&#8217;indagine svolta dall&#8217;ufficio Studi di MondoHedge sul rapporto tra questi soggetti e gli investimenti sicuri.<span id="more-2824"></span> Delle 20 Sim del campione quelle che consigliano ai propri clienti di investire in strumenti alternativi rappresentano il 75%, vale a dire 15 Sim di consulenza. Il 73,3% suggerisce gli hedge fund, al secondo posto si piazzano i fondi Ucits III absolute return alternativi (60%), seguiti da strumenti di private equity e/o venture capital (53,3%), real estate (40%), commodity (33,3%) e piattaforme di managed account (13,3%).<br />
Liquidità e trasparenza sul sottostante sono i principali requisiti richiesti. Il ricorso alla gestioni alternative punta poi spesso a ottenere un rendimento superiore al free risk grazie all&#8217;attività di gestori capaci di valorizzare le diverse strategia in ogni situazione di mercato. L&#8217;indagine ha poi puntato l&#8217;attenzione su quale sia, tra le Sim che consigliano l&#8217;investimento in hedge fund, la tipologia preferita. Piacciono sia i fondi di investimento single manager sia i fondi di fondi in egual misura (entrambi scelti dal 63,4% del campione che poteva dare risposte multiple).<br />
Se poi si vuole andare nel dettaglio dei fondi di fondi, la tipologia preferita è quella dei Fdf multistrategy low &#038; medium volatility che si piazzano al primo posto con il 71,4% delle preferenze, seguiti, a pari merito con una percentuale del 42,9%, dai fondi di fondi multistrategy high volatility e dai fondi di fondi specializzati in aree geografiche. Sul podio, ex equo al terzo posto con uno share del 14,3% anche le altre tipologie di fondi di fondi (equity, macro e misti).<br />
Ma entrando più nel dettaglio qual è il peso da dare alle asset class alternative nei portafogli dei clienti?<br />
E&#8217; stato quindi chiesto, fatto 100 il totale del patrimonio investito in asset class alternative, quale fosse la quota consigliata ai clienti in specifici strumenti. La maggioranza assoluta delle risposte si è orientata sugli hedge fund (ai quali è stato attribuita una quota del 30,7%) e sugli Ucits III absolute return alternativi (20,5%). Percentuali inferiori sono invece state totalizzate dal real estate(17,9%), private equity/venture capital (15,8%), commodity (11,3%) e piattaforme di managed account (3,8%). E nel caso in cui i clienti investano in hedge fund, qual è la percentuale mediamente inserita nel portafoglio? Nel 50% dei casi la quota oscilla tra il 6% e il 10%, mentre nel 33,4% dei casi la quota da destinare a hedge fund non supera il 5%. E solo nell&#8217;8,3% dei casi la quota da destinare in hedge supera il 15 per cento.</p>
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		<title>Investire in Borsa nel 2010, la situazione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 09:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Restano alquanto incerte le prospettive della Borsa italiana per i prossimi 12 mesi, con possibilità di contenuti arretramenti e avanzamenti dell&#8217;indice generale sia nel breve periodo che nel medio-lungo termine. In particolare, gli operatori si attendono una prevalenza di spinte lievemente ribassiste nei prossimi trenta giorni, probabilmente come &#8220;correzione tecnica&#8221; al forte balzo messo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/04/consiglio-investimento-300x225.jpg" alt="consiglio-investimento" title="consiglio-investimento" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2822" />Restano alquanto incerte le prospettive della Borsa italiana per i prossimi 12 mesi, con possibilità di contenuti arretramenti e avanzamenti dell&#8217;indice generale sia nel breve periodo che nel medio-lungo termine. In particolare, gli operatori si attendono una prevalenza di spinte lievemente ribassiste nei prossimi trenta giorni, probabilmente come &#8220;correzione tecnica&#8221; al forte balzo messo a segno dall&#8217;indice Ftse All-Share negli ultimi due mesi (+12,7% dal 25 febbraio scorso). <span id="more-2821"></span>Successivamente, l&#8217;opinione di consenso prevede un ritorno del mercato alla graduale risalita, coerentemente con aspettative di costante miglioramento degli utili aziendali.<br />
Non rientrano nelle previsioni, tuttavia, impennate dell&#8217;indice generale superiori al 10%, nemmeno nel lungo periodo. Per altro verso, non sono da escludere eventuali sorprese negative, soprattutto nella seconda metà dell&#8217;anno, che possano dare luogo a una tendenza ribassista tale da riportare l&#8217;indice Ftse All-Share sui minimi dell&#8217;anno, toccati rispettivamente all&#8217;inizio e alla fine di febbraio.<br />
A conferma dell&#8217;incertezza dello scenario generale, gli analisti si attendono un aumento della volatilità delle quotazioni in tutti i tre periodi considerati, con un possibile picco nei prossimi tre mesi, a indicazione del fatto che le prossime sei-dodici settimane dovrebbero essere decisive per capire se la stentata ripresa alimentata dai vigorosi aiuti governativi riesca a sostenersi autonomamente ovvero si afflosci sotto il peso di squilibri che gli intereventi pubblici, lungi dall&#8217;aver appianato, hanno ulteriormente acuito. Questo secondo, peggiore, scenario, pur non essendo condiviso dalla maggioranza degli analisti, raccoglie il consenso di una minoranza significativa, rappresentata da almeno un quarto dei rispondenti, segnalando così che non si tratta di un semplice eccesso di pessimismo da parte del più scettico degli operatori, ma di un&#8217;eventualità tutt&#8217;altro che remota.<br />
Tra l&#8217;altro, a indiretta conferma che comunque un certo numero di sorprese negative è da mettere in conto nel prossimo futuro, sta il fatto che nemmeno il più ottimista degli analisti si attende che l&#8217;indice generale di Borsa possa portarsi stabilmente nel corso dei prossimi 12 mesi su livelli superiori del 10% rispetto agli attuali valori.<br />
In tale quadro, non stupisce che gli operatori abbiano difficoltà a individuare con un certo grado di sicurezza i settori più promettenti e quelli destinati a rimanere indietro. Ciononostante, gli analisti sembrano nutrire una certa fiducia nei titoli tecnologici, che dovrebbero superare il mercato in tutti i tre periodi considerati. Buone, nel breve termine, anche le opportunità offerte dagli editoriali, mentre i petroliferi potrebbero rivelarsi una buona scelta in un&#8217;ottica di investimento annuale. Tessili e bancari restano titoli rischiosi ancora per tutto il prossimo trimestre, mentre sono costantemente da sottopesare i titoli finanziari di partecipazione.</p>
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		<title>Investire sicuro: meglio i fondi o il fai da te?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 10:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare investimenti sicuri nelle banche oggi non è un mestiere facile. Il settore è sotto schiaffo da oltre tre anni. Certo, le modifiche sulle stime delle perdite legate alla crisi di liquidità potranno aiutare la ripresa. Ma il percorso sarà ancora lungo. Un&#8217;idea, la più ovvia per i retailer che non hanno la possibilità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/04/fondi-300x225.jpg" alt="fondi" title="fondi" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2780" />Fare <strong>investimenti sicuri </strong>nelle banche oggi non è un mestiere facile. Il settore è sotto schiaffo da oltre tre anni. Certo, le modifiche sulle stime delle perdite legate alla crisi di liquidità potranno aiutare la ripresa. Ma il percorso sarà ancora lungo. Un&#8217;idea, la più ovvia per i retailer che non hanno la possibilità di un&#8217;analisi approfondita, è quella di comprare fondi che investono nel comparto dei finanziari (il più capitalizzato nelle Borse internazionali, oltre il 20%, e fortemente pesato dagli istituti di credito).<span id="more-2778"></span><br />
Ma quali fondi? Quelli gestiti o gli Etf, che costano molto meno in termini di commissioni? Vediamo un esempio concreto di performance. Un fondo globale specializzato nel comparto finanziario in media da inizio anno ha guadagnato attorno al 12-13%, un po&#8217; più del 9% circa messo a segno dall&#8217;indice globale bancario di Msci e del rendimento medio degli Etf. Molti azionari &#8220;gestiti&#8221; però sono stati in linea, o hanno fatto peggio.<br />
Insomma,l&#8217;unico modo per investire e guadagnare, senza pagare commissioni stratosferiche, resta il fai-da-te? No, perché rischia di diventare davvero un gioco al massacro.<br />
Negli ultimi 40 anni numerosi studi empirici hanno cercato di dimostrare che, in media, i gestori attivi non sono mai riusciti a battere l&#8217;indice. Ma bisogna distinguere fra chi fa una gestione attiva vera e chi, invece, dice di farla proponendosi però di seguire semplicemente l&#8217;andamento quotidiano del benchark di riferimento.<br />
Ma come distinguere la gestione attiva &#8220;vera&#8221; da quella &#8220;falsa&#8221;? Un criterio è seguire nel tempo la parte degli impieghi di portafoglio che ha un andamento diverso rispetto all&#8217;andamento medio dello stesso. Così si vede chi sa assumere rischi vincenti. L&#8217;altro elemento da considerare è la &#8220;convinzione&#8221; del gestore sulle posizioni che prende: poche posizioni, ma forti, indicano che il gestore mette in gioco la sua stessa credibilità sulle scelte di investimento. E questo è un buon indicatore della possibilità di sovraperformance.</p>
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		<title>Investimenti sicuri a rischio in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 08:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i teorici dell&#8217;investimento sicuro e a breve termine gli ultimi 18 mesi devono essere assomigliati ad un incubo.
Stretti tra bond diventati all&#8217;improvviso troppo rischiosi e rendimenti talmente bassi da coprire a stento i costi di investimento, i piccoli risparmiatori si sono dovuti adattare ad un ambiente scarsamente decifrabile, pericoloso e, nella migliore delle ipotesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/04/investimenti-300x234.jpg" alt="investimenti" title="investimenti" width="300" height="234" class="alignleft size-medium wp-image-2770" />Per i teorici dell&#8217;<strong>investimento sicuro</strong> e a breve termine gli ultimi 18 mesi devono essere assomigliati ad un incubo.<br />
Stretti tra bond diventati all&#8217;improvviso troppo rischiosi e rendimenti talmente bassi da coprire a stento i costi di investimento, i piccoli risparmiatori si sono dovuti adattare ad un ambiente scarsamente decifrabile, pericoloso e, nella migliore delle ipotesi, povero di stimoli.<span id="more-2769"></span><br />
Fino alla seconda metà del 2008, infatti, i BoT avevano rappresentato la forma di investimento più gettonata dalle famiglie italiane. Con rendimenti ben sopra la soglia del 4% lordo, i Buoni del Tesoro a 3, 6 e 12 mesi avevano veramente pochi rivali in quanto a rapporto tra rischio e rendimento. Il &#8220;Bengodi&#8221; del piccolo risparmiatore italiano é stato spazzato via a fine 2008 e da allora il binomio tra investimento sicuro e rendimento sostanzioso sembra essere diventato una chimera sfuggente. Anche perché, se è vero che negli ultimi mesi lo scenario economico sembra essere diventato più sereno, a questo miglioramento non è corrisposto uno slittamento verso l&#8217;alto dei rendimenti dei titoli di Stato.<br />
Per chi si è momentaneamente chiamato fuori dal mercato del reddito fisso, in attesa che i tassi tornino su livelli più interessanti, è ancora una la domanda che conta: quando riprenderanno a salire i rendimenti? Fare previsioni è difficile, è il ritornello che ripetono gli analisti; tanto più, aggiungono, in un contesto ancora incerto come quello attuale.<br />
Tutti però sembrano condividere una valutazione: le condizioni per un rialzo dei rendimenti stanno lentamente prendendo forma. L&#8217;economia europea è in fase di convalescenza e, passata la fase peggiore della crisi, sembra essersi avviata sulla strada di una prudente ripresa. In più, con la prevedibile impennata dell&#8217;inflazione, la Bce dovrebbe progressivamente modificare la sua politica monetaria, rialzando i tassi di interesse. Anche le condizioni del mercato obbligazionario sembrano puntare nella direzione di un aumento dei rendimenti: in questo caso il fattore decisivo è la maggiore rischiosità del rischio-Paese dovuta al forte indebitamento degli Stati europei. Secondo l&#8217;ufficio studi di UniCredit, tuttavia, nessuno di questi fattori sembra essere in grado di spingere al rialzo i rendimenti nel breve termine. In altre parole, per vedere i tassi dei BoT schizzare verso l&#8217;alto bisognerà aspettare almeno fino al 2011. Per i prossimi mesi, invece, lo scenario più accreditato non è molto diverso da quello osservato nei primi mesi del 2010. Sulla parte a breve termine della curva dei rendimenti i tassi sono destinati a rimanere schiacciati, con rendimenti lordi ancorati sulla soglia dell&#8217; 1% e remunerazioni nette ad un soffio dallo zero. È da quasi un anno che tutti i rendimenti dei titoli di Stato con scadenze tra 3 e 12 mesi non superano il muro dell&#8217;1% lordo (l&#8217;unica eccezione è stata quella dell&#8217;asta del BoT annuale di dicembre 2009 poi subito rientrata). E non è che guardando più in là sulla curva dei rendimenti ci siano motivi di grande ottimismo per chi in investe in titoli di Stato.<br />
Il CTz (lo Zero coupon con una durata di 24 mesi) ha toccato il suo nuovo minimo storico di rendimento lo scorso 26 marzo, scendendo all&#8217; 1,267% al lordo di tasse e commissioni. Poche soddisfazioni anche dai BTp a 3 anni: sempre lo scorso marzo il rendimento del titolo scadenza dicembre 2012 ha aggiornato il proprio record negativo arrivando a toccare l&#8217;1,70% lordo. Sulla stessa strada è anche il BTp quinquennale, arrivato a rendere il 2,72%, non molto distante ormai da un minimo storico di rendimento (il 2,57%) che resiste dal giugno del 2003.<br />
In questo scenario è probabile che le aste continueranno ad essere una riserva di caccia quasi esclusiva delle tesorerie delle banche e degli investitori istituzionali mentre i piccoli risparmiatori continueranno a guardare da lontano i collocamenti del Tesoro sul breve termine. Ai &#8220;duri e puri&#8221; del breve termine in cerca di rendimenti più succosi, non rimane che guardare al di là delle Alpi, verso quei Paesi europei che, per finanziarsi sui mercati internazionali, sono costretti a elargire rendimenti più elevati. Oltre alla Grecia, sulla quale è tornata a pesare in questi giorni una incognita abbastanza seria in termini di rischio-Paese, si possono trovare tassi più interessanti sulle scadenze portoghesi, spagnole e irlandesi, in particolare a partire dai 24 mesi. A patto di mettere in conto, ovviamente, un rischio di insolvenza più alto di quello italiano.</p>
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		<title>Cala il mercato immobiliare, conviene investire?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 07:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi mesi, sull&#8217;onda della crisi economica e della riduzione oggettiva della possibilità di acquisto di una casa (sia essa per abitazione o per investimento) chi, per vari motivi, risente meno della difficile situazione può ponderare l&#8217;ipotesi dell &#8216; &#8220;investimento sicuro&#8221; che tanto piace all&#8217;investitore privo di conoscenza (e fiducia) per i mercati alternativi (azionari, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2518" title="investimento-sicuro-immobiliare" src="http://www.guidaeconomica.it/articoli/wp-content/uploads/2010/02/investimento-sicuro-immobiliare.JPG" alt="investimento-sicuro-immobiliare" width="300" height="300" />In questi mesi, sull&#8217;onda della crisi economica e della riduzione oggettiva della possibilità di acquisto di una casa (sia essa per abitazione o per investimento) chi, per vari motivi, risente meno della difficile situazione può ponderare l&#8217;ipotesi dell &#8216; &#8220;investimento sicuro&#8221; che tanto piace all&#8217;investitore privo di conoscenza (e fiducia) per i mercati alternativi (azionari, monetari, etc.).<br />
Assoedilizia propone una serie di riflessioni che possono essere sintetizzate attraverso i seguenti punti:</p>
<ul>
<li>il mercato è in calo. Questo è un dato oggettivo che sfugge a chi si limita a guardare i prezzi sui giornali immobiliari o le vetrine delle agenzie. Infatti è sufficiente avviare una trattativa che si riscontrerà la predisposizione degli agenti e venditori privati a offrire sconti, anche nell&#8217;ordine del 20%<span id="more-2501"></span></li>
</ul>
<ul>
<li>Il tasso dei mutui, sia esso fisso o variabile, è ai minimi storici. Aggiungiamo noi che se si deve finanziare solo una parte del capitale si possono ottenere ottime condizioni</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;inflazione sale. Tecnicamente ciò significa che il contante vale, e varrà, meno. Per ciò trasformarlo in mattoni è più conveniente</li>
</ul>
<p>Tutte queste riflessioni spingono, o dovrebbero spingere, all&#8217;investimento. E&#8217; opportuno valutare sempre e comunque i rischi e gli oneri di operazioni che comunque implica, specie per il piccolo investitore, acquistare un immobile: non fermarsi al primo &#8220;affare&#8221; ma valutarne molti, valutare bene la zona, le fasce sociali che la abitano, le possibilità di sviluppo, le dimensioni dell&#8217;immobile e la sua profittabilità (ovvero il rapporto tra quanto costa e a quanto può essere affittato). In sostanza il 2010 sarà quindi un anno dove sarà possibile realizzare qualche affare immobiliare ma senza trascurare gli elementi qui accennati e senza farsi prendere dalla fretta.</p>
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