Resistere alla tentazione del superfluo |
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| | Puntuale ed equilibrata soddisfazione del desiderio o compulsiva attrazione verso il superfluo? I profili di spesa oggi si muovono tra questi due estremi. Se la soddisfazione dei bisogni primari ci accomuna tutti e innegabile che in quest’epoca i confini tra questi e quelli secondari siano diventati fin troppo labili. Avere un determinato stile di vita diventa una necessità non rimandabile anche quando non riguarda direttamente la nostra sopravvivenza. Avere dei vestiti di un certo tipo, un telefonino, la macchina, il computer e altri oggetti riconosciuti come status symbol. E questo anche a costo di indebitarsi pesantemente e senza criterio. Insomma la nostra società è affetta dal terribile male del superfluo da cui anche i consumatori più equilibrati e sobri non sanno bene come tirarsi fuori. Una discriminante che può aiutare nella valutazione della necessità dell’acquisto è una domanda che nella sua banalità coglie nel segno, smascherando l’inutilità di certi acquisti: Quello che sto comprando mi serve? Che utilizzo ne farò? Spesso quello che compriamo non ci serve affatto, ma magari è solo un oggetto che ha solleticato la nostra fantasia e che ci limitiamo ad utilizzare solo un paio di volte per poi abbandonarlo nel mucchio degli oggetti dimenticati stipati in qualche parte della nostra casa. Questo modello di acquisto fa spendere veramente moltissimi soldi che potrebbero essere destinati ad usi più interessanti e soddisfacenti. Un buon motivo per risparmiare è rendersi conto quanto un prodotto ci serve veramente. Se non è così è bene imparare a resistere alla tentazione o alla moda e conservare quei soldi per un altro scopo più sensato. Può sembrare in principio un esercizio difficile, ma una volta capito il meccanismo ci aiuterà a vivere meglio e senza rinunce reali, anzi con più soldi a disposizione per fare quello ci appassiona. |
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